Con il “MUSEO CONDIVISO” non abbiamo più l’articolazione di un oggetto architettonico, ma un dialogico dispositivo in grado di generare continue relazioni. Un sistema spaziale aperto, che usa direttamente la struttura urbana, trasformandola nel contenitore e nel sistema distributivo e architettonico di un museo. Se vogliamo seguire una lettura convenzionale di un museo possiamo leggere, come collezione permanente di questo museo, la città stessa con la sua architettura, i suoi abitanti, i suoi negozi, i suoi oggetti. Gli spazi interni dei negozi, a prescindere dal tipo di attività, saranno quindi le “sale” del Museo Condiviso, i cui oggetti esposti acquisteranno caso valore di “documento della nostra contemporaneità”, dando vita ad una sorta di archeologia del “contemporaneo”. In tal modo le strade, con i suoi elementi urbani e architettonici, diventeranno gli spazi del museo e le vetrine dei negozi diventeranno le teche espositive del museo, mentre le finestre si trasformeranno in schermi analogici attraverso cui osservare le “performance domestiche” della vita degli abitanti, mentre i balconi diventeranno “micro palchi” per pubbliche performance. Le caffetterie, le librerie, i ristoranti, gli hotel e i B&B si trasformeranno rispettivamente nei bar del museo, nei suoi bookshop, nei punti di ristoro, nelle residenze d’artista. Il tutto sarà riconoscibile attraverso un’infografica studiata ah hoc, fortemente rappresentativa del MUSEO. Per delimitare lo spazio verranno installate delle strutture sospese di materiale leggero facili da montare che avranno la funzione di riparare dal sole trasformandosi nel tetto della nostra architettura. Tutti i vari elementi presenteranno un richiamo cromatico comune, creando in tal modo un legante spaziale per l’intera area del progetto architettonico che può coinvolgere anche la pavimentazione. Questo intervento sarà composto da materia urbana e sociale, sarà quindi fondamentale nella progettazione architettonica la lettura antropologica e semiotica, che daranno l’antropologo Massimo Canevacci e la semiologa Tiziana Migliore. Le mostre temporanee avranno il compito di dialogare e di creare continue connessioni con lo spazio trasformato. Si può prevedere la realizzazione di opere create appositamente per questo tipo di museo, o delle macchine artistiche pensate per creare relazioni interpersonali o ancora opere a misura di bambino, favorendo la dimensione dialogica tra adulti e bambini. Fondamentale diventa quindi la figura del suo curatore che in questo caso sarà legata a Giorgio de Finis. Il Museo Condiviso altro non è che una riconversione dialogica che vede ogni singolo spazio urbano coi suoi interstizi di luci e ombre, Questo progetto ha il vantaggio di essere pensato come un vero e proprio strumento di comunicazione del nostro tempo trasformandosi in spazio rappresentativo della nostra realtà quotidiana. Non un edificio, ma un museo gassoso che entra in ogni interstizio dello spazio urbano.