Vincitore di un concorso internazionale, il progetto risponde alle caratteristiche di sostenibilità ed efficienza energetica del bando; è il primo edificio pubblico per la cultura realizzato con la tecnologia dei muri in paglia, con un costo di realizzazione nella media e costi di gestione fortemente ridotti.
Un edificio dove gli utenti non trovano solo servizi bibliotecari, ma anche benessere ambientale: la biblioteca è concepita come simbolo della conoscenza, di fruizione intelligente delle risorse, una sorta di monumento alla sostenibilità e alla cultura del rispetto dell'ambiente.
Collocato in un vuoto urbano tra la via Aurelia, la ferrovia ed il centro, l'edificio è stato pensato includendo il flusso pedonale dei passanti che abitualmente, dal vicino sottopassaggio, si dirigono verso la città. Così, la biblioteca non è racchiusa all'interno dell'edificio, ma per mezzo della strada coperta che la attraversa, il bar, il giardino, la biblioteca sono nella città. L'edificio, la cui impostazione planimetrica ad un solo piano fuori terra consente un'organizzazione razionale delle funzioni, è suddiviso in tre blocchi distinti: nel più esteso è localizzata la biblioteca, nel secondo l'informagiovani e la ludoteca; nel più piccolo la caffetteria, con l'emeroteca.
La progettazione, fortemente integrata negli aspetti architettonici ed impiantistici, utilizza tecnologie innovative per migliorare il comportamento energetico dell'edificio e contenerne l'impatto ambientale: componenti di involucro ad elevate prestazioni (muri di tamponamento ed isolamento della copertura in balle di paglia); sistema di ventilazione naturale, composto da una torre del vento e una serie di camini solari; sistema di condotti interrati per il preriscaldamento dell'aria di ventilazione in inverno ed il suo raffrescamento d'estate; collettori solari termici ed impianto fotovoltaico; sistema di supervisione e controllo per il comando dei sistemi impiantistici. Le strategie passive e impiantistiche hanno finito per caratterizzare fortemente l'immagine dell'edificio, ampliando, anziché limitando, le capacità espressive dell'architettura mediante l'integrazione di elementi tecnologici innovativi e qualificanti (Dedda, 2015; Magnano, 2014).